Morbillo il cane

( Raccontata da Morbillo )

 

 

Per  un  cane  che  ha  vissuto  in  città,  trovarsi improvvisamente in campagna è  come trovarsi nel paradiso terrestre.

Niente  guinzaglio, niente museruola, ma soprattutto niente muri, scale e ascensori. 

Il  mio  padrone  aveva  deciso  che  la  città  non  era  adatta a me, e in casa combinavo troppo disastri.

Appena  giunto  la  fattoria  mi  cambiarono  il nome, e da allora  mi chiamano Morbillo, per  via  di  quelle macchie brune che ho sul pelo. 

Era bello correre sopra  quegli  immensi  tappeti  d'erba   e  prendere  a testate i piccoli  agnelli  che cercavano di oltrepassare lo steccato. 

Tutte  quelle corse e quei ruzzoloni mi mettevano di buon appetito, ma quando mi avvicinavo  vicino alla   mia   ciotola,  iniziava  la  battaglia  con  lo  stormo   dei  soliti passerotti  che   cercava  in ogni modo  di sottrarmi il cibo.  

Stanco di quelle lotte, finivo  quasi sempre per  allontanarmi, lasciandoli   padroni della pentola e di lottare  per quel poco cibo che lasciavo.

 

 

Le ore più belle della giornata,  erano quelle del primo pomeriggio quando faceva molto caldo  e  tutti  alla  fattoria si riposavano dalle fatiche  della mattina, io  mi  recavo  allo  stagno  per tuffarmi. 

Spesso  per  divertirmi  mi  immergevo completamente  per  riemergere  sotto le ninfee dove le ranocchie prendevano il sole. 

Appena si sentivano sollevate dall'acqua, con quattro balzi raggiungevano la riva vicina credendosi al sicuro. 

Ma  io le inseguivo abbaiando e loro fuggivano gracidando.

 

 

Molte volte all'inseguimento delle ranocchie partecipava anche mamma  papera, ma non certo per divertimento.

Se fosse riuscita ad  acchiapparne una, ne avrebbe fatto un sol boccone.

Perciò facevo in modo di ricacciarle verso l'acqua, dove  le ranocchie ne approfittavano per dileguarsi.

Una scrollatina per togliermi l'acqua dal pelo e poi via nella stalla al calduccio per bere un buon sorso di latte

 della mucca Carolina, conservato in un secchiello.

Quel giorno la mucca lasciò che bevessi il latte, poi mi disse:

 

 

- Invece di bighellonare in giro tutto il giorno per la fattoria a combinare guai, faresti meglio a prepararti per la caccia.

Domani ci sarà una battuta al cinghiale.

Oppure il signorino di città ha paura?

- Non ho paura e non so nemmeno che cosa sia un cinghiale! - risposi.

Uscii dalla stalla per rifugiarmi nella cuccia.

Poco dopo passò un papero che canticchiava:

- Alla caccia lui non va, è un cagnetto di città! Quà, quà!!

Quella sera mi addormentai di malumore.

Ma la faccenda non era finita.

All'alba un cagnaccio dal pelo ispido si affacciò alla mia cuccia dicendomi:

- Ecco il signorino!

Quando c'è da rischiare la pelle chiamano noi cani da battaglia e i signorini rimangono nella cuccia.

- E sdegnato disparve nella boscaglia con gli altri.

 

 

Non ne potevo più.

Quando tutti se ne furono andati, presi la via della boscaglia deciso ad uccidere il primo cinghiale che avessi incontrato, anche se non ne avevo mai visto uno.

Camminai per un'ora o due, non ricordo.

Attraversai boschi, roveti e canaloni paurosi, quando a pochi passi da me vidi un animale grosso come una montagna e lungo come un treno.

Quello era sicuramente il cinghiale.

Per mia fortuna era morto stecchito.

Se lo avessi incontrato vivo sarei morto io... dalla paura.

 

 

Mi venne un'idea.

Ora torno e dico di averlo ucciso io.

L'idea mi piaceva e sulla strada del ritorno ripetevo ad alta voce:

- Morbillo ha ucciso il cinghiale! Morbillo ha ucciso il cinghiale!

- Chi hai ucciso tu? - strillò un uccello da un ramo.

(Era Rossinella, la colomba della fattoria).

- E tu credi di aver compiuto una bella azione?

Quello era un cinghiale femmina ed ora i suoi cuccioli vagano disperati per il bosco per colpa tua!

Poi aggiunse: -

Ora  volerò  alla  fattoria e racconterò a tutti quello che hai combinato!

Questa volta l'avevo fatta grossa, e tutti mi avrebbero addossato la colpa che non avevo, ma ormai era fatta.

Non ebbi il coraggio di tornare subito alla fattoria e mi nascosi in un boschetto d'alloro.

Poco dopo passò Tom, il coniglietto:

- Belle cose hai fatto - brontolò - tu non sei più il mio amico.

- E passò oltre senza degnarmi di uno sguardo.

 

 

Poi fu la volta della mucca Carolina, uscita per pascolare.

Mi feci piccino piccino, ma lei mi vide ugualmente e la sentii mormorare:

- Ci voleva la cattiveria di un cane di città per abbandonare tre cinghialini senza

mamma.

Ora se nessuno li aiuterà, moriranno anche loro... ma di fame! Vergogna!!

Non sapevo cosa fare.

Non avevo ucciso il cinghiale e non avevo nemmeno visto i cuccioli.

Ora tutti mi accusavano per via di quella sciocca bugia.

Non avevo molto tempo da perdere, dovevo trovare i piccoli e metterli in salvo.

Vagai tutta la notte nella boscaglia annusando il terreno e finalmente li trovai.

 

 

Erano accovacciati in una buca, infreddoliti e affamati.

Qui cominciò la mia grande fatica.

Presi il primo cinghialetto per la collottola e mi avviai verso la fattoria.

Tom il coniglietto appena mi vide, capì subito quello che avevo fatto e urlò:

- Bravo, bravo, portalo nella stalla.

Anche mamma scrofa capì subito la situazione lasciò che il piccolo cinghiale succhiasse avidamente il suo latte.

Quella notte percorsi tutta quella strada per ben tre volte e, finalmente, i piccoli cinghialetti furono al sicuro,

ma io non ero più capace di stare sulle quattro zampe.

Caddi bocconi sul fieno e mi addormentai, stanco, mezzo morto, ma felice.

 

 

Il  mattino seguente quando rientrarono cani e uomini, (uno di loro era ferito) si seppe che il cinghiale l'avevano ucciso loro e sarebbero tornati a riprenderlo in giornata.

Così la mia bugia fu scoperta, ma anche perdonata.

Quell'impresa mi fece guadagnare la stima e l'amicizia di tutti gli animali della fattoria.

Chi non riusciva a spiegarsi la presenza dei cinghialetti erano proprio gli uomini, poveretti.

 

 

La loro intelligenza la usano solo per uccidere!

Ve lo dice Morbillo... un cane.

 
   Stampa la fiaba

 

  
Il Sito che state visitando è a scopo illustrativo. Ogni singolo «COMPONENTE» utilizzato all'interno di questo sito appartiene a ogni «SINGOLO PROPRIETARIO».
Le IMMAGINI e i FILE di: Qualsiasi estensione, presenti in questo sito appartengono ai Legittimi Proprietari che ne detengono i diritti di ©Copyright.
Chiunque ne abbia Titolo può chiedere la rimozione immediata di Essi
© 2001-2016